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Friday, August 5, 2011

Il campanile sommerso


In questi giorni mi prende un po' di nostalgia e la mente torna a Nord-Est, non degli Stati Uniti, dove vivo ora, ma dell'Italia. In particolare, a una delle mie regioni preferite, di cui ho parlato varie volte su codesto modesto (c'e' la rima) blog- l'Alto-Adige, e per non far incazzare (ulteriormente) la popolazione di lingua tedesca, chiamiamola pure il Suedtirol.

Essendo amante di laghi e laghetti, non poteva non colpirmi il Lago di Resia (achtung! Reschensee), famoso per il suggestivo campanile sommerso. Suggestivo secondo me perche' almeno inconsciamente fa pensare a una specie di civilta' sommersa, a uno scomparire col tempo delle tracce umane. Invece non e' cosi'- il lago e' artificiale, o comunque e' stato creato da due precedenti laghi naturali e la costruzione di una diga, per ragioni di energia idroelettrica. Il piano era del 1939 ma il fattaccio non si verifico' fino al 1950. Vennero sommersi i relativi paesini nonostante l'opposizione degli abitanti, e gli edifici furono rasi al suolo, tranne il campanile della chiesa (del '300) che fu tutelato per ragioni artistiche. Gli abitanti, cattolicissimi, si rivolsero anche al Papa per fermare il progetto. Inutilmente.

Consiglio a tutti un soggiorno nella bella (c'e' ancora la rima!) Val Venosta (achtung! Vinschgau). Partendo da Merano, si va verso ovest, fino alla frontiera con la Svizzera. Da non perdere la piccola cittadina di Glorenza (Glurns), proprio prima del confine.

Tuesday, May 10, 2011

La piccola volpe

Vanno abbastanza di moda le amicizie inter-specie, cioe' fra esseri che non appartengono alla stessa specie, tipo la nota amicizia fra il compianto orso polare Knut di Berlino e il suo addestratore tedesco. Ma poi se ne trovano a bizzeffe che sono un po' piu' banali ma non meno tenere e solide, come i rapporti fra umani e i loro mici, cani, cavalli o canarini.

Ma io li batto tutti. Si', perche' io sono come gia' sapete una melanzana, e ho stretto un'amicizia duratura con una volpe. Si'- un'amicizia melanzana-volpe. Oserei dire che sia un primato. Per giunta con una volpe giapponese. Dunque la melanzana americana e la volpe giapponese vanno d'amore e d'accordo.



Vi spiego, cosi' eventualmente potete anche voi fare qualcosa del genere. Anni fa quando ho cominciato a scrivere questo blog ho dovuto per necessita' passare piu' tempo al computer, e dunque ho pensato di allietare le mie giornate con uno sfondo (theme) di Google. Ho scelto fra tutti la piccola volpe. In seguito l'ho scelta anche per lo sfondo del G-mail.



Questa volpe e' infatti giapponese, una kitsune, e vive una vita tranquilla dalle parti del Monte Fuji. Non ci sono altre volpi, ma lei comunque gode della compagnia di uccelli, scimmie, oche e cosi' via. Nonostante sia giapponese e volpe, mi ricorda molto Thoreau, che non era ne' giapponese ne' volpe.

Le attivita' della kitsune cambiano secondo l'ora dell'utente. Dunque quando ti svegli vedi che fa colazione, dopo lava i panni, la sera canta una serenata, piu' tardi guarda le stelle attraverso un cannocchiale. Su G-mail ha una vita ancora piu' ricca- fa tai chi con dei conigli la mattina, coglie fiori, pranza con una scimmia, si cimenta con la calligrafia, pulisce la casetta, coltiva il suo bonsai.


Una vita invidiabile. Insomma, ho una leggera infatuazione per la mia amica e mi affascinano tutti i dettagli della sua vita e del suo ambiente. Che fiori sono quelli? Quei frutti sull'albero sono pesche o cachi? Che caratteri calligrafici fa? Chi sono gli spiritelli notturni che giocano a go, una specie di dama giapponese? Voglio anche sapere tutto quello che le succede di notte quando dorme. Cose molto interessanti, vi assicuro. Ho anche imparato qualcosa sulla cultura e le usanze giapponesi.

Se ormai siete rimasti affascinati anche voi, potrete vedere la sequenza di attivita' della piccola volpe di G-mail qui e la sequenza della volpe di Google qui.

Sunday, April 10, 2011

Ancora sul recente libro di Bill Emmott

La settimana scorsa ho scritto una piccola recensione, chiamiamola cosi', sul recente libro di Bill Emmott, Forza, Italia. L'autore ha mostrato di non aver gradito il mio piccolo post, e di non gradire me personalmente, nelle mail che mi ha mandato. Ha definito cio' che ho scritto come "diatribe", e alla faccia del sangue freddo inglese e dell'understatement, mi sembra che si sia incazzato di brutto e me ne voglia parecchio.

Questo mi ha spinto a dare un'occhiata piu' approfondita al testo per difendere la mia valutazione negativa.

Avevo scritto che la spinta iniziale, la guida al suo viaggio in Italia alla ricerca della Buona Italia, era come lui stesso ci dice, un'organizzazione che si chiama RENA (Rete per l'Eccellenza Nazionale). Questa viene definita da lui come "nata da poco" ed e' "un piccolo gruppo, con risorse limitate" (pagina 12). Da vera americana che si chiede sempre da dove arrivano i soldi, sono andata a cercare i sostenitori, e li ho trovati qua. Il primo sostenitore? Banca UniCredit. Vi sembra "un piccolo gruppo, con risorse limitate" quando il primo sponsor e' UniCredit? A me no.

E non finisce qui. Avevo gia' detto che andare a cercare la vera Italia usando un ente che ha lo scopo di diffondere l'eccellenza mi sembrava poco obiettivo. Poi vado a ritrovare alle pagine 150-156 che porta ad esempio della Buona Italia (categoria etica, metafisica per lui) ... la Banca UniCredit. Ma si puo'? Fa l'elogio di Alessandro Profumo, ex AD di UniCredit. Ma non e' stato licenziato l'autunno scorso Profumo? Non e' stato lui a dare una partecipazione del 7,6% della banca alla Libia? Non e' stato indagato per bancarotta l'AD del maggior azionista, Paolo Biasi?

No, perche' a sua volta (da direttore di The Economist) Emmott fu Il Grande Fustigatore di Silvio Berlusconi (che non ammiro per niente, sia chiaro), inadatto a guidare l'Italia per i suoi conflitti d'interesse. E Bill Emmott ci scrive un libro guidato da un'organizzazione che prende soldi da UniCredit? E poi loda UniCredit? E ammette anche di essere stato pagato da UniCredit per presiedere al convegno e presentare il suo studio "da osservatore indipendente" (pagine 154-155). Ma vogliamo scherzare? Ti pagano per fare l'osservatore indipendente. Ma in quale universo. Da quale pulpito.

Non sto neanche a dire delle volte che Emmott si compiace dell'ospitalita' e dei servizi gratuiti ricevuti da varie persone/enti del paese che dovrebbe valutare. Fra cui RENA (pagina 12-13: "mi hanno perfino scortato, guidando per centinaia di chilometri, nutrendomi con ottimo cibo, ottimo vino...".) E lo dice anche. Recentemente, nel mio paese, gli Stati Uniti, la potente lobby medica ha cercato di auto-regolarsi e mettere fine ai conflitti d'interesse fra medici e sponsor (le ricchissime ditte farmaceutiche), che fornivano pasti, oggetti, e vacanze pagate ai medici. Emmott le capisce queste cose?

La credibilita' del libro, gia' scarsa di suo, ne esce ancora peggio. Forse l'unico effetto positivo per gli italiani sarebbe ironicamente di constatare che non sono certo gli unici con qualche perplessita' etica.

Wednesday, March 30, 2011

I due gemelli si parlano



Tizio: Mi sa che papa' ci sta riprendendo.
Caio: Si', adesso finiamo su YouTube e diventiamo famosi.
Tizio: Bella figura che fai, sembri uno scemo con un calzino solo.
Caio: Guarda chi parla. Almeno non ho i calzini spaiati.
Tizio: E finiscila di ridere come un idiota.
Caio: Idiota sarai tu. Ricordati che abbiamo il DNA identico.
Tizio: Facciamo finta di essere italiani? Come Jersey Shore?
Caio: Si' dai! Chiacchieriamo un sacco a voce alta e gesticoliamo!
Tizio: E magari gia' che siamo in cucina ci facciamo una spaghettata.
Caio: Ma io non ci arrivo ai fornelli.
Tizio: Adesso io mi arrampico dentro il freezer.
Caio: Bravo. Troviamo una pizza surgelata e la mettiamo in forno.
Tizio: Certo. In forno ci arrivo.

Thursday, March 24, 2011

Dieci motivi per cui la vita vale la pena di vivere

La Repubblica aveva chiesto a Roberto Saviano (autore anti-Mafia di Gomorra) di stilare una sua lista personale di dieci motivi per cui vale la pena di vivere, forse perche' Saviano ha visto e vissuto in prima persona, gia' da giovane, le piu' grandi brutture. Poi ha chiesto ai lettori di mandare la loro lista, e ne sono arrivate migliaia. Troverete l'articolo qui, che include anche la lista di Saviano.

Naturalmente mi ci metto anch'io. Ecco la mia lista, in ordine sparso.

1. Il buon cibo. Piace a (quasi) tutti ed e' (solitamente) un piacere a portata di tutti, sano, con un aspetto sociale e conviviale importante. Con la sua varieta' infinita, specialmente se ci si apre all'etnico, non dovrebbe mai stancare.

2. L'alcol. Sara' controverso questo, perche' l'alcol viene spesso demonizzato. Ma secondo me c'e' un motivo per cui greci e romani avevano un dio apposito per il vino. L'alcol ha una funzione unica e magica nel sollevare l'umanita' dalle sue pene, e credo fermamente che abbia portato piu' bene che male nel mondo. Sta a noi non abusarne (come d'altronde anche per il cibo).

3. I bambini. Chi sa resistere a un bebe'? Io no. Non sono ingenua sulla natura non proprio angelica dei piccoli, ma comunque ci danno una carica di gioia deliziosa e ci ricordano gli aspetti miglori di noi, di come potremmo essere.



4. La natura e la bellezza. Neanche la natura, come i bambini, e' di per se' completamente benevola, come ci e' stato ricordato molto recentemente dagli eventi in Giappone. Ma la natura, dalle colline della Toscana, all'oceano attorno a Nantucket, a una rosa rossa, agli animali selvatici, non manca di ispirarci.

5. La grande cultura. Shakespeare, Dickens, Vermeer, Platone, Piero della Francesca, Ingmar Bergman, la musica. Irrinunciabile, e troppo spesso trascurata al giorno d'oggi.

6. Scienza e medicina. E i grandi uomini e le grandi donne collegati ad esse. Non voglio neanche pensare ad un mondo senza antibiotici, anestesia, e il computer su cui scrivo questo post.

7. Le madri. Una brava madre contribuisce in modo essenziale alla qualita' di vita presente e futura dei propri figli, e dunque della societa' tutta. Troppo spesso trascurate.

8. L'amore. L'amore, come diceva un vecchio film, e' difatti una cosa meravigliosa, anche se troppo rara ed instabile. Non solo l'amore romantico, ma l'amore fraterno, l'amore per un ideale.

9. Gli eroi. E lo dico senza ironia (tanto per una volta). Sia gli eroi noti come i grandi esploratori, Lincoln, Martin Luther King, che quelli sconosciuti tipo i soldati anonimi che sono sbarcati in Normandia.

10. Ridere. Come il vino, ridere, anche per un minuto o due, e' una sospensione temporanea delle banalita' e delle difficolta' della vita quotidiana.

(Facendo la lista, mi sono resa conto di quante di queste cose siano associate all'Italia... Forse non tutto e' perso, italiani)

Saturday, January 15, 2011

Autobiografia in cinque brevi capitoli

Traduco la nota poesia di Portia Nelson in italiano.

I

Cammino per una strada.
C'e un grande buco nel marciapiede.
Cado dentro.
Sono persa... sono impotente.
Non e' colpa mia.
Ci metto un secolo ad uscirne.

II

Cammino per la stessa strada.
C'e' un grande buco nel marciapiede.
Faccio finta di non vederlo.
Cado dentro ancora.
Non riesco a credere che sono nel posto di prima
ma non e' colpa mia.
Ci vuole ancora un sacco di tempo ad uscirne.

III

Cammino per la stessa strada.
C'e un grande buco nel marciapiede.
Vedo che c'e'.
Ci cado dentro lo stesso... ormai e' un'abitudine.
Gli occhi sono aperti
so dove mi trovo.
E' colpa mia.
Ne esco subito.

IV

Cammino per la stessa strada.
C'e' un grande buco nel marciapiede.
Lo aggiro.

V

Cammino per un'altra strada.

Monday, October 18, 2010

Mi piacciono, non mi piacciono

Mi piacciono

Boston, il New England, i vecchi film hollywoodiani, la lettura, i computer, Internet, le piscine, il nuoto, Venezia, i carciofi, gli asparagi, i mirtilli, il pesce, i crostacei, Shakespeare, Hawthorne, Melville, Dickens, il greco antico, il francese, ridere, i tramezzini, la primavera, il rock classico, camminare, la bellezza, l'arte antica, la musica soul, gli spaghetti, la senape, il sale, il pepe macinato fresco, Nantucket (nella foto, sinistra), Ingmar Bergman, James Stewart, i treni, gli aerei piccoli, il lavoro autonomo, l'Alto-Adige, la polenta, la Francia, l'Inghilterra, la Scandinavia, le terme, dormire, i fiori, le piante, gli alberi, i parchi, il mare, i laghi, i laghetti, i bambini, YouTube, i profumi, Key West, Londra, Parigi, la liberta', cucinare, il prezzemolo, le erbe aromatiche, i giardini, le palestre, il formaggio, l'acqua, il vino, la filosofia, la logica, il razionalismo, gli antichi greci, l'aglio, l'olio d'oliva, il burro, gli avocado, il verde, l'azzurro, i romanzi, Netflix, la poesia, Baudelaire, Platone, Eraclito, Socrate, Vermeer, Giovanni Bellini, Lincoln, Roosevelt, la carne di maiale, il pane, le capesante, il bacon, le capesante avvolte nel bacon, il prosciutto, la meditazione, i massaggi, il sole, la luna, le stelle, il cielo, la neve (quando sto a casa), la nebbia (quando non devo muovermi), i mercati all'aperto, i cavalli, le Alpi, Piero della Francesca, bloggare, il Veneto, la Toscana, Thoreau, le verdure, gli smoothie,lo yoga, la tranquillita', l'aria condizionata, i cortili, i chiostri, i ventilatori, la semplicita', la qualita', l'amore, le crostate, la vasca da bagno, i cani, i cagnolini, i gattini...


Non mi piacciono

New York (nella foto, destra), il Sud degli USA, il partito Repubblicano, quelli di destra in genere, gli ipocriti, i film hollywoodiani contemporanei, le frattaglie, il coriandolo fresco (cilantro), l'arte contemporanea, correre, il posto fisso, l'ignoranza, la superficialita', la TV in genere, i reality, piangere, le varie mafie, Roma, Napoli, l'umidita', il gran freddo (contraddizione implicita con Boston che mi piace), la malignita', il materialismo, le varie Mafie, Facebook, il conformismo, le auto, il pendolarismo, il rosso, l'arancione, il giallo, la Sardegna, la Corsica, l'egoismo, l'interesse, cucire, lavorare a maglia, la Coca-Cola, la malattia, l'afa, i SUV, gli antichi romani, l'irrazionalita', il Fascismo, il Nazismo, Hitler, Mussolini, il rumore, i centri commerciali, gli snob, la furbizia, gli arrivisti, la confusione, la guerra, l'ingiustizia, le sperequazioni, il dolore, la volgarita', la quantita', la freddezza, l'amoralita', l'indifferenza, la doccia, il disordine, la musica contemporanea, la pigrizia, le persone autoritarie, l'integralismo, il fanatismo...

Tuesday, September 14, 2010

Una barzelletta sulle bionde

Una conducente bionda sta correndo un po' troppo in macchina quando viene fermata da una poliziotta, anche lei bionda. La poliziotta bionda dice alla conducente bionda: "Prego, la patente". La conducente bionda fruga disperatamente nella borsa, poi dice alla poliziotta bionda: "Scusi, ma com'e' 'sta cosa, 'sta patente?" La poliziotta bionda risponde: "E' un piccolo oggetto rettangolare con la sua immagine". La conducente riprende a frugare nella borsa, e trova uno specchietto. Vede il suo riflesso, e lo porge alla poliziotta bionda, dicendo: "Eccola!" La poliziotta bionda lo prende, e vede il suo riflesso. Lo rida' alla conducente bionda, dicendo: "Mi scusi, collega, non pensavo che anche lei fosse poliziotta. Puo' andare."

Sunday, August 29, 2010

Alessandro Baricco, I Barbari- semi-recensione

Baricco l'ho sentito la prima volta nel lontano 1994, quando vivevo ancora in Italia e vidi la prima puntata del programma letterario Pickwick, su RAI 3. Mi colpi' col suo esordio, una lettura di un brano che si trova verso la fine di Almayer's Folly, del mio beneamato Joseph Conrad. Sicuramente influi' non poco che il ragazzo (ormai ex-ragazzo adesso) era attraente. Anche l'occhio eccetera eccetera.

Be', da allora, come un po' tutti sappiamo, il torinese cortese ma non falso ha riscosso parecchio successo, sia con la narrativa che con la saggistica. Devo ammettere che con la difficolta' di reperire opere in lingua qui in America ne leggo pochini di libri stampati di scrittori italiani (ma ovviamente leggo molto di piu' sulla rete). Dunque non ho letto neanche uno dei suoi famosi romanzi.

Comunque. Controllando il sito de La Repubblica come faccio tutti i santi giorni, ho notato la settimana scorsa che il Nostro ha scritto una specie di aggiornamento a un suo libro di saggistica che si chiama I barbari, del 2006, pubblicato inizialmente a puntate dal suddetto giornale. Siccome la tematica del libro mi interessa moltissimo, sono andata a cercarmi il testo su Internet.

Come si potrebbe prevedere, le puntate originarie sono scomparse dal sito de La Repubblica (anche dal cache, ho controllato). Ma sono riuscita a trovare le prime otto puntate come link su un blog, e dunque le ho lette tutte d'un fiato (con una pausa per la palestra e la pastasciutta post-palestra). E per questo che il post e' una semi-recensione.

Il libro tratta di un fenomeno importantissimo rilevato da molti: il cambiamento antropologico in atto ai nostri giorni. Nella fattispecie, la perdita della profondita' a discapito della superficialita', o come lo definisce sinteticamente l'autore, "perdere l'anima". Per orientarsi su questo difficile argomento, Baricco sceglie di impostarlo esaminando il prima e dopo di tre soggetti: vino, calcio e libri.

Sono arrivata solo al primo. Innanzitutto Baricco, che ha spesso un fare da pedagogo paziente, fa un paragone del vecchio vino (italiano e francese) col nuovo vino (sopratutto californiano). Inizia purtroppo con una "spiegazione storica" completamente errata, secondo la quale gli Stati Uniti non avevano nessuna tradizione vinicola prima degli anni Sessanta dello scorso secolo. Lo avevano invece gia' dall'Ottocento.

Altro errore madornale su Google come simbolo del nuovo. Baricco spiega a lungo in una delle sue conferenze sul libro che la struttura del famoso motore di ricerca era una trovata ex novo, rivoluzionaria. Non e' vero. Quelli di Google si sono rifatti in modo decisivo al concetto di impact factor di Eugene Garfield, gia' in uso da tempo per stabilire una gerarchia delle pubblicazioni scientifiche.

Questi abbagli nuocciono alla credibilita' dell'autore, non c'e' che dire. Per non parlare del fatto, che dovrebbe essere lampante, che chi scrive, legge ed analizza una tale tematica necessariamente rientra nel campo dei "profondi", dunque dei non-barbari. A che scopo allora l'elogio nel recente articolo secondo il quale non c'e' da spaventarsi per la superficialita' a venire (a venire?). Il problema della superficialita' e' che il superficiale per propria natura non puo' essere analizzato, ne' criticato, e che dunque lascia l'individuo e la societa' superficiali alla merce' della stasi, del non-cambiamento consapevole. Un po' come per gli animali e le macchine. O peggio ancora, ci lascia come oggetti inermi di forze politiche ed economiche occulte- tutt'altro che superficiali. Se c'e' da chiedersi cui prodest questa innegabile mutazione, e' proprio da queste forze che bisognerebbe cominciare.

Monday, July 19, 2010

Una barzelletta



E' sera e c'e' un uomo che va su e giu' per la strada, guardando in basso.

Si avvicina un poliziotto e chiede all'uomo: "Cosa sta facendo?"

L'uomo risponde: "Ho perso le mie chiavi e le sto cercando".

Il poliziotto chiede: "Ma perche' guarda solo sotto i lampioni?"

E l'uomo: "Perche' e' li' che c'e' la luce e si puo' vedere".

Wednesday, June 2, 2010

Una barzelletta

Un'anatra entra in un bar e va al banco. Dice: "Cameriere! Avete dell'uva?" L'uomo risponde: "Intanto sono un barista, non un cameriere. E questo e' un bar, non un ristorante. Non abbiamo uva. Abbiamo vino, ma non uva".

L'uomo e' molto occupato con i clienti, ma dopo mezz'ora l'anatra dice ancora: "Cameriere! Avete dell'uva?" Il barista risponde: "Te l'ho gia' detto. Non abbiamo uva. Sparisci". L'anatra, molto triste, esce dal bar.

La sera dopo entra l'anatra e dice: "Cameriere! Avete dell'uva?" Il barista, arrabbiato, dice: "Senti, anatraccia. Se mi chiedi un'altra volta se abbiamo uva, ti inchiodo quel becco al banco!" L'anatra esce dal bar, tristissima.

Ma la sera dopo l'anatra rientra al bar. L'uomo va al banco, arrabbiatissimo, e lo guarda. L'anatra dice: "Cameriere! Avete dei chiodi?"

Wednesday, September 30, 2009

Beppe Severgnini, gli Italians, e gli Americans

Mi accorgo di diventare sempre piu' disillusa e brontolona. Ho appena finito di mettere in cattiva luce il travagliato Travaglio; ora mi tocca trattare con severita' il Severgnini.

Beppe Severgnini (nella foto) e' un noto scrittore e giornalista italiano che tiene da tempo una rubrica interattiva sul Corriere, chiamata appunto "Italians", che si rivolge in particolar modo agli italiani (tanti) incazzati col paese d'origine; nella fattispecie, quelli sparsi per il mondo, come se fossero una vera e propria diaspora. Spesso l'estero, visto quasi come un tutt'uno (l'Estero), viene paragonato favorevolemente alla povera Italia. Il mio paese, l'America, ne esce quasi sempre bene. E' gia' questo sarebbe un problema, e non da poco.

Severgnini, che detto per inciso e' un valido professionista e probabilmente una brava persona, si fregia di essere erede dell'ottimo suo collega, il compianto Indro Montanelli. Ecco: Severgnini ha poco a che vedere con Montanelli. Nonostante la posizione del primo, che si atteggia a critico dell'Italia e del suo solito andazzo, mi sembra che difatti si sia perfettamente omologato a questo andazzo. In primis con due caratteristiche degli italiani (e non Italians) il famoso particulare di Guicciardini e anche la famigerata furbizia. Ormai la suddetta rubrica e' poco piu' che un modo di auto-promuoversi, lui, il suo sito, i suoi viaggi. Dedica inoltre uno spazio a dir poco spropositato al calcio, essendo lo sport (specie di squadra) un classico modo di distogliere l'attenzione dai problemi reali. A parte l'auto-promozione e il calcio, il contenuto e' sempre piu' mediocre e anche fuorviante. E' di oggi, di un certo Ferrarotti, la lettera secondo la quale il 95% del gettito fiscale USA verrebbe dal 5% dei cittadini, che non ne ricavano alcuna contropartita. Non sto neanche a commentare la balordaggine di questo sproposito.

Severgini si fregia inoltre di essere una specie di guida interculturale ai mondi italiani ed anglosassoni. Da parte mia (sono mezza americana e mezza italiana), posso sostenere con certezza che non conosce la vera America. La vera America e' un paese di grandissima (forse impenetrabile) complessita', un paese tragico. Lo scrittore glissa su questa realta' perche' non appetibile al mercato.

Mah, saro' troppo amara, da vecchia melanzana. Forse mi tocca tagliarmi a fette, salarmi, e buttarmi nello scolapasta un'oretta. A proposito, non ho ancora scritto la ricetta per le melanzane alla parmigiana. Sara' per un'altra volta...

Wednesday, May 6, 2009

McBride, Miracolo a Sant'Anna

Ieri sera ho finito di leggere il libro (del 2002) di James McBride Miracolo a Sant'Anna, da cui e' stato tratto l'omonimo film, uscito l'anno scorso (mi pare), di Spike Lee. Come forse saprete il film ha suscitato ampie polemiche in Italia, specialmente negli ambienti di sinistra e fra gli ex-partigiani. McBride e' stato anche lo sceneggiatore del film, nonche' l'autore.

Premetto intanto, a parte il discorso storico-politico, che ho trovato il libro deludente. Come persona molto laica sono stata colpita in modo non favorevole dalla eccessiva, direi quasi invadente, religiosita' dell'opera. Non mancano stereotipi sugli italiani, sia sul carattere (solare ed avvinazzato, per intenderci, anche nel bel mezzo della guerra) che sull'aspetto fisico (capelli neri e carnagione olivastra, anche nel nord della Toscana). Il libro pecca inoltre di sentimentalismo, e la fine non convince per niente.

Tutto cio' non vuol dire che il romanzo non abbia i suoi meriti. L'ho trovato di scorrevole lettura e, nel personaggio del soldato nero Train, realmente commovente. Ha inoltre il pregio di aver fatto luce sulla strage di Sant'Anna di Stazzema da parte dei nazisti, episodio precedentemente oscuro anche in Italia. Ed e' qui che cominciano i problemi. Mentre l'autore precisa all'inizio che la sua e' un'opera di narrativa, inserisce (in posizione rilevante, anzi determinante) un episodio non comprovato storicamente,- il tradimento e la responsabilita' di un partigiano per l'eccidio.

Ma qui sia McBride che gli italiani, secondo me, sbagliano. McBride perche' dovrebbe sapere che chi mischia fiction con fatti realmente accaduti rischia di essere frainteso, specialmente quando i fatti sono abbastanza misconosciuti. Gli italiani sbagliano, con una specie di riflesso condizionato pavloviano, a continuare a sostenere che la Resistenza non si tocca e che la verita' con la famosa v maiuscola (famosa o famigerata) la detengono solo loro. Il fatto sta che questo tradimento sarebbe potuto accadere, e che ne sarebbe conseguito una ritorsione tedesca (come per Via Rasella). McBride ha ragione da vendere quando sottolinea l'ambiguita' (secondo me storicamente irrisolvibile) della lotta partigiana. Chi erano? Quanti erano? Com'erano?

Be', lo scrittore (a sinistra nella foto) si e' scusato per aver eventualmente offeso gli italiani, mentre il regista Lee (a destra) ha risposto picche- non ha niente di cui scusarsi e gli italiani dovrebbero chiarire meglio la storia recente del loro paese. E qui concordo piu' col regista. McBride e' stato anche troppo tenero con gli italiani.

Wednesday, March 18, 2009

Gli italiani e Facebook

Gia' agli albori di questo mio piccolo blog mi ero ripromessa di farlo bilingue e di scrivere dunque dei post in italiano. Ma poi e' andata come e' andata. Adesso rimedio un po' e comincio con una tiratina d'orecchi agli italiani.

E' da un pezzo che sono venuta a sapere che gli italiani hanno adottato Facebook alla grande. Forse non dovrei esserlo ma sono abbastanza sorpresa. Premetto che trovo questo sito esecrabile. Non riesco a capacitarmi del motivo per cui si avrebbe bisogno di un sito Web per "gestire" (che brutta espressione) i propri "amici". Premetto anche (e si dovrebbe capire gia' dal fatto di avere un mio sito abbastanza completo e longevo) che apprezzo moltissimo Internet e le molteplici possibilita' che presenta non solo per l'informazione ma per una socialita' piu' trasversale ed allargata. Ma di tutte le cose che si possono fare con un computer- leggere interi libri, guardare film o You Tube, mandare mail, partecipare a forum in tutto il mondo, consultare giornali internazionali, chiedere informazioni, fare corsi online, tenere un blog, persino lavorare (se proprio si deve) - far parte di Facebook e' proprio l'ultima che mi verrebbe in mente. Che dire di quelli che usano la funzione "adesso sto facendo questo e quello"? Machissenefrega. E quelli che hanno due-trecento "amici"? E quelli (la maggior parte) che non hanno letto a fondo le condizioni d'uso, e che sbagliano le impostazioni della privacy, lasciando trapelare urbi et orbi tutti i loro fattacci?

Sono sorpresa anche perche' l'Italia ha (o almeno ha avuto) una lunga tradizione della sinistra che mi sembra non sia servita a un bel niente. Mai sentito parlare di Marx, la mercificazione e l'alienazione? A scanso d'equivoci, non sono mai stata marxista, ma diciamo che un sano senso critico che viene da sinistra ci vorrebbe, eccome. E non mi soffermo neanche sull'uso dei Suv in Italia, o dei reality show (contraddizione in termini). Mi sto gia' deprimendo da sola.

Ma adesso vi lascio nelle mani di un giornalista del Guardian che la pensa come me. E che dunque ha ragione.

Wednesday, February 25, 2009

Una barzelletta

Starting two new categories: In Italian (posts in Italian, meant primarily for Italians or for foreigners practicing their Italian) and Humor, games, trivia. The following joke starts off both series. I read it in the Settimana Enigmistica a few years ago.

Una coppia e' felicemente sposata da dieci anni. Un giorno pero' la moglie dice al marito: "caro, ho un piccolo segreto che non ti ho mai detto. Sono daltonica". Il marito risponde: "ma figurati cara, non e' niente. Veramente anch'io ti ho nascosto qualcosina. Sono senegalese".

English version:

A couple has been happily married for ten years. But one day the wife tells the husband: "dear, I've kept a little secret from you. I have a visual impairment- I'm color-blind." The husband answers: "that's nothing, darling. To tell you the truth, I've got a little secret, too. I'm from Senegal."

(In the photo, English scientist John Dalton, a pioneer in researching color-blindness-looks vaguely like John Lennon)